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giovedì, Maggio 13, 2021

La Superlega come l’Unione Europea?

Dalla recente ma fugace esperienza della Superlega possono sorgere diversi spunti di riflessione. Si può affermare che la Superlega è come l’Unione Europea?

1) Si è cercato di imporre una realtà sovranazionale che avrebbe schiacciato quelle nazionali, la quale avrebbe giovato ad una ristretta cerchia di gruppi elitari, tra cui banche a finanziarla e multinazionali a distribuirla. Il tutto contravvenendo a qualsiasi regola e per imporre una sorta di monopolio/oligopolio giuridico-finanziario.

Ma la commovente resistenza dei governi e del popolo, nonchè una disinteressata narrazione dell’evento da parte dei media ha compattato gli oppositori e la minaccia è stata sventata.

Potrebbe sembrare la descrizione dell’avvento fallito dell’Unione Europea ma purtroppo è solo quella della Superlega. L’elite non si è imposta a causa della compattezza di governi, media e popolo nel caso della Superlega ma nel caso della UE il tentativo è riuscito siccome non è stato qualcosa di improvviso ma graduale, qualcosa di incoraggiato dai media e non osteggiato, è stato qualcosa con la complicità dei governi e non con un’imponente opposizione.

2) È stato bello vedere una compattezza simile ma purtroppo la si è riscontrata per la cosa più importante tra quelle meno importanti: il calcio. Se ci fosse una simile coesione per debellare l’ingerenza eccessiva di multinazionali, banche, Ue, restrizioni, coprifuoco e conseguenti crisi economiche ed occupazionali, allora forse, davvero si potrebbe riconquistare la libertà.

3) Semmai ce ne fosse ancora bisogno, questo episodio dimostra come tradizioni, patriottismo e priorità della dimensione nazionale rispetto a quella sovranazionale sono imprescindibili per la salvaguardia del benessere dei molti rispetto a quello di pochi, anzi, pochissimi. Peccato che tale concetto gradualmente sta sempre più venendo messo in discussione a causa di una propaganda globalista pluriennale, di un’istruzione parziale e superficiale e di un martellamento sempre più incessante di media e dei loro neonati colleghi, gli influencers.

4)È stato sventato il peggio per ora ma questo non basta: non è la vittoria della guerra ma di una battaglia, certo, importantissima ma non esiziale e risolutiva. È stato sventato il pericolo irreversibile di un calcio elitario ma c’è ancora tanta strada da fare per farlo tornare ad esser lo sport del popolo: “ il calcio della gente”

Finchè non si riforma a 360 gradi il sistema calcio questo non basta: c’è necessità di un ridimensionamento di costi ed ingaggi dei calciatori, magari con un tetto massimo salariale. C’è bisogno di un tetto massimo di liquidità per il mercato, affinchè la competitività possa essere rinvigorità. C’è urgenza di limitare il potere degli agenti e di minimizzare le loro vergognose commissioni sugli ingaggi degli assistiti ( problema simile alle banche ed ai loro prestiti-debito).

C’è impellenza di valorizzare i vivai dei club per garantire competitività alle nazionali e ridurre le operazioni extracomunitarie. C’è necessità di maggiore trasparenza perchè se la Superlega è la Mafia, l’attuale sistema di Fifa e Uefa è la camorra: loro non sono assolutamente i buoni e sembra che il passo decisivo per far desistere le 6 inglesi siano stati pagamenti di mazzette: cioè corruzione e servilismo, ossia i nemici numero 1 del calcio e della società.

Insomma, la globalizzazione autoritaria è un incommensurabile fallimento: sta ampliando sempre di più il divario tra ricchi e poveri, sta snaturando tradizioni e patriottismo, a discapito di commercializzazione onnicomprensiva e globalismo culturale.

La Superlega nel calcio, l’Unione Europea, le multinazionali e le banche sono i nemici del popolo.

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