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giovedì, Maggio 13, 2021

Recovery Plan: L’Italia rischia di perderlo

L’Italia rischia di perdere il Recovery Plan, il suo appuntamento con la ripresa, e l’Europa appare un tantino preoccupata.

Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha dichiarato venerdì che alcuni paesi dell’UE mancheranno la data obiettivo del 30 aprile, senza dire quali.

Le voci che circolano parlano di una situazione Italia confusa che rischia di vanificare tutto in vista della scadenza fissata per venerdì trenta aprile data ultima utile per la presentazione alla Commissione europea della versione finale del piano di ripresa.

Bisogna sempre ricordare che l’Europa e in particolare Bruxelles ha costantemente rimandato al mittente le bozze presentate.

L’Italia non ha mai soddisfatto i burocrati europei su diversi aspetti emersi dalle carte. Fonti molto vicine scommetterebbero per un nulla di fatto, anche se un portavoce del premier Draghi ha bruciato sul nascere ogni possibile dubbio ribadendo che la scadenza del trenta aprile sarà rispettata,

“Il piano sarà presentato il 30 aprile”, ha detto. Un portavoce del ministero dell’Economia ha detto che “il nostro obiettivo resta quello di presentarlo il 30 aprile”.

Di sicuro un rinvio sarebbe una mazzata per Draghi e ridicolizzerebbe la sua mission, dal momento che, entrato in carica due mesi, raccolse il compito di mettere a punto il piano preparato dal governo uscente.

Un piano che spieghi come il governo intenda spendere la propria quota dei soldi prestati dall’Europa attraverso un programma prestabilito da Settecentocinquanta miliardi di euro.

Ogni governo ha lavorato ai propri piani nazionali e adesso siamo alla fine. .

L’Italia, come da contratto, ha diritto a più di duecento miliardi di euro tra sovvenzioni dirette e prestiti a basso costo dal Fondo. La fetta più grande di qualsiasi paese dell’UE. Il denaro verrà erogato gradualmente nell’arco di sei anni.

Allora perchè l’Italia richia di perdere il Recovery Plan?

“La Commissione non è soddisfatta del piano di ripresa così com’è”, hanno dichiarato alcune fonti vicine ed evidentemente rimaste nell’anonimato. La questione è molto delicata e nessuno vuole rischiare la faccia.

La voce che circola è che Draghi presenterà il piano intorno a metà maggio, anche se i tempi potrebbero essere prolungati.

Un periodo più lungo per attenzionare ogni aspetto del documento e presentarsi alla Commissione certi dell’esito positivo, superando qualsiasi obiezione.

Tra le principali preoccupazioni di Bruxelles la mancanza di dettagli su come verrà gestito il piano una volta ottenuta l’approvazione dell’UE e la sostanza degli interventi in termini di efficienza, incluso il sistema giudiziario, crea un certo imbarazzo.

In Italia per adesso tutto tace e nessun mass media nostrano ha mai suggerito a Draghi che potrebbe essere già tardi. Lo stesso Premier ha detto ai giornalisti ad inizi aprile che “il 30 aprile realizzeremo il nostro piano”.

Intanto a distendere gli animi è arrivata puntuale una dichiarazione da una delle portavoce della Commissione che ha affermato di non avere commenti da fare sul piano italiano evidenziando come la Commissione sia attenta al processo e che abbia capito la difficoltà del compito di stesura dei piani, concedendo qualche settimana in più a quelli Stati alle prese con situazioni particolarmente impegnative.

Per il caso strettamente Italiano una delle scuse potrà essere il difficile contrasto al CoVid.

La Commissione è attualmente impegnata in un “dialogo intenso” con tutti i paesi membri sulla preparazione dei loro piani.

L’Italia è in balia dell’attuale Governo e delle sue scelte. La missione principale dell’ex banchiere doveva essere quella di saper presentare un solido piano di ripresa per garantire il flusso dei fondi dell’UE alimentando una crescita economica cronicamente lenta.

In aggiunta c’era una troppo insistente, quanto incerta, campagna di vaccinazione COVID19, anche questa organizzata con confusione e continui cambi di comando.

L’unica certezza della storia è data dal fatto che alcuni dettagli del programma richiedono una ratifica da parte dei parlamenti di alcuni paesi e la vera scadenza.

Se i ritardi nella presentazione dei piani da parte degli Stati non saranno troppo lunghi e coincidenti con la ratifica degli ultimi dettagli da parte di tutti gli Stati entro giugno, la Commissione potrà effettuare i primi esborsi già nel mese di luglio.

Per adesso, come sempre, c’è da sudare perchè l’Italia rischia di perdere il Recovery Plan.

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