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giovedì, Maggio 13, 2021

Guerra del Donbass: disastro totale di Biden

Si fa sempre più serio il rischio di una nuova guerra in Donbass. Il ritorno dei “Democratici” ha da subito confermato i timori. Le tensioni tra Russia e occidente sono ormai alle stelle. Ma la domanda è: chi ci guadagna da tutto questo?

Il momento che la maggior parte di noi temeva è arrivato. In un precedente articolo avevamo analizzato la politica estera di Trump, elencando i successi ottenuti, ma anche annunciando che con Joe Biden le cose sarebbero cambiate.

Fin dai suoi primissimi giorni, Biden si era dimostrato duro contro la Russia. Diverse navi da guerra statunitensi erano state trasferite nel Mar Nero: praticamente una minaccia neanche troppo velata.

Più recentemente Biden ha chiamato il presidente russo Putin “un assassino”.

Dunque, quattro anni di politiche di Donald Trump volte a riparare il disastro diplomatico USA-Russia cagionato da Obama, distrutte in pochi mesi.

Guerra del Donbass: perché sono scoppiate nuove tensioni?

Guerra del Donbass
Mappa etnica dell’Ucraina

Proprio sotto la presidenza Obama era scoppiata la Guerra del Donbass, un conflitto nell’omonima regione dell’Ucraina orientale. La ragione principale del conflitto è che tale regione, così come la Crimea, è abitata in maggioranza da Russi.

Tra marzo e aprile del 2014, nell’Oblast’ di Donec’k e nell’Oblast’ Lushans’k le forze pro-russe, dopo lunghe proteste pro-annessione, sono state proclamate le repubbliche separatiste: la Repubblica Popolare di Donec’k e la Repubblica Popolare di Lushans’k. Ma per ciò che è avvenuto tra la proclamazione delle repubbliche e la tregua del settembre successivo, rimandiamo alla voce su Wikipedia.

Nuova escalation nell’Ucraina orientale

In seguito all’insediamento di Donald Trump, la politica estera del presidente repubblicano ha portato all’allentamento delle tensioni con la Russia di Vladimir Putin.

Viceversa, con l’insediamento di Joe Biden, ex vice di Obama, le tensioni sono tornate alle stelle. Dopo i primi spostamenti di navi nel Mar Nero e le dichiarazioni contro Putin, la situazione nel confine orientale è precipitata notevolmente dai primi giorni di aprile. Di seguito vi riassumiamo le ultime due intense settimane (le informazioni provengono dal centro di studio geopolitici, GeopoliticalCenter):

31 marzo: telefonata del segretario di Stato americano Tony Blinken con il suo omologo ucraino; circa 500 veicoli ruotati, cingolati, blindati e non dispiegati in Crimea dalla Russia in una settimana; prime voci di rottura della tregue riguardante il Donbass.

1 aprile: telefonata tra il segretario della difesa americano Austin e ministro della difesa ucraino Taran; il Capo di Stato Maggiore delle forze armate ucraine dichiara che si prepara a richiamare i riservisti; alcuni assetti americani dispiegati nel Golfo Persico vengono trasferiti “in altre aree d’impiego”; il ministro degli esteri russo afferma che il tentativo di iniziare un conflitto in Ucraina determinerà la “distruzione dell’Ucraina”; la Repubblica Popolare di Donec’k (pro-Russia) chiama in servizio militare tutte le classi fino al 2003, senza richiamo della riserva, per addestrare nuove reclute; gli USA dichiarano che non lasceranno l’Ucraina da sola con le “aspirazioni aggressive della Russia”.

2 aprile: il viceministro degli esteri russo afferma che “la Russia non è interessata a nessun conflitto con l’Ucraina, i discorsi su un conflitto imminente sono solo un altro falso”; il Cremlino afferma che se verranno dispiegate truppe NATO in Ucraina, la Russia prenderà adeguate contromisure; forze della Marina Russa in Crimea pronte al combattimento “per un’esercitazione”; telefonata tra Biden e il presidente ucraino Zelensky: Biden afferma “sostegno incrollabile”; si verifica un’intensa battaglia nei pressi di Donec’k.

3 aprile: continua il dispiegamento di mezzi russi al confine col Donbass.

4 aprile: aereo da trasporto strategico americano atterra in Ucraina (carico ignoto); Putin telefona Lukashenko (non divulgato il tema della chiamata); mezzi blindati ucraini affluiscono verso est; Gazprom riduce gradualmente il transito di gas in Ucraina; i ministri degli esteri dell’UE annunciano riunione sull’Ucraina il 19 aprile.

5 aprile: terzo aereo da trasporto strategico americano in pochi giorni in volo per l’Ucraina; 74esima brigata corazzata russa (soldati professionisti) dirige verso ovest; operativi i primi droni turchi in Ucraina; arei russi pattugliano la frontiera; gli Stati Uniti pronti ad aprire un canale di comunicazione con la Russia.

6 aprile: proseguono le attività di ricognizione sia russe che americane; Global Hawk americano spegne il trasponder; ricognizione aerea ai massimi livelli possibili in tempi di pace; il Cremlino: la sicurezza ed il destino di tutti i Russi, incluso quelli che vivono nel Donbass sono la priorità del presidente Putin; il ministero della difesa russo ordina la messa in stato di massima allerta “per esercitazione” di tutte le forze armate russe.

7 aprile: zona dell’aeroporto di Donec’k sotto il fuoco dei mortai pesanti (i separatisti accusano le truppe ucraine); delegazione NATO incontra a Kiev il presidente ucraino Zelensky.

8 aprile: Biden prepara nuove sanzioni per la Russia; ospedale da campo russo allestito non molto distante dal confine; navi russe trasferite dal Mar Caspio al Mar Nero; continua afflusso di mezzi russi.

9 aprile: il Pentagono non considera di natura offensiva il dispiegamento dei mezzi russi ai confini con l’Ucraina; il capo di Stato Maggiore ucraino esclude qualsiasi utilizzo della forza militare per riconquistare i territori in mano ai filorussi; droni ucraini di fabbricazione turca sorvolano il Donbass.

10 aprile: il presidente ucraino Zelensky a colloquio con Erdogan.

11 aprile: “esercitazioni” americane in atto in Germania, Romania, Grecia, Repubbliche Baltiche; due noti giornalisti di guerra russi arrivati a Donec’k; Il Cremlino: la Russia non è mai stata parte attiva del conflitto in Ucraina, ma non resteremo indifferenti dinnanzi al destino dei russi in Donbass; visita di Lavrov in Egitto (possibile incontro non pubblico tra il ministro degli esteri russo e emissari americani).

12 aprile: Zelensky chiede di parlare telefonicamente con Putin; Lavrov avverte l’Ucraina di non effettuare azioni sconsiderate; Bilken (segretario di stato USA): la Russia “deve fermare” il rafforzamento militare ai confini con l’Ucraina.

13 aprile: Di Maio conferma supporto all’Ucraina; Stoltenberg (Segretario Generale NATO): le forze russe al confine con l’Ucraina devono ritirarsi; ministro della difesa russo: tra due settimane le truppe ad ovest torneranno nelle loro basi.

14 aprile: convocato ambasciatore americano al Cremlino: se ci saranno nuove sanzioni alla Russia, Mosca risponderà duramente (si discute un summit); intensi bombardamenti nell’area di Donec’k.

Dunque, la situazione potrebbe rapidamente precipitare. Ovviamente tutti speriamo che non sia così. Dunque, ciò che si evince da questa storia, è che l’America di Biden è percepita come una nazione debole dalle altre potenze. Ad ogni modo, da un’eventuale guerra, sicuramente sia USA che Russia ne uscirebbero indeboliti e l’unica ad avvantaggiarsi sarebbe la Cina.

Continuate a seguirci per ulteriori sviluppi.

Giulio Scaramuzzo
Studio Giurisprudenza presso l'Università di Roma "Tor Vergata". "Ama il tuo sogno se pur ti tormenta" Gabriele D'Annunzio

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