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mercoledì, Marzo 3, 2021

Perchè una politica elitaria confligge il popolo

L’ELITE, applicando una politica elitaria, rappresenta una ristretta cerchia di persone che detiene la maggior quantità di risorse intellettuali, economiche, politiche e simboliche esistenti. Ci basti dire, parafrasando Gaetano Mosca, che un’élite è quella minoranza organizzata che esercita il suo potere sulla maggioranza disorganizzata. le élites decadono quando “non possono più esercitare le qualità per le quali arrivarono al potere, o queste perdono ogni importanza nell’ambiente sociale in cui vivono”

Il punto di forza dell’élite è nell’atomizzazione della massa. Secondo l’elitismo la massa è confusa, dispersa e incapace di organizzarsi. Su questo caos si fonda la forza dell’élite, che è invece organizzata e in questo modo ottiene e mantiene il suo potere. C’è dunque una critica verso la democrazia, ma non è una critica che scaturisce da un giudizio di valore, bensì una critica quasi ontologica: la democrazia, semplicemente, non può esistere, poiché il popolo non ha le capacità di autogovernarsi e nel momento in cui si organizza esso porta automaticamente un’élite a prendere il potere. Si parla di a-democraticità dell’elitismo, non di anti-democraticità.

Per forza di cose, gli elitisti criticano anche la visione del liberalismo basato sulla separazione dei poteri (appunto perché il potere è invece monopolizzato) e criticano il socialismo perché ritengono che la società – ben lungi dall’essere divisa in classi – sia frammentata e atomizzata. La visione di questa politica elitaria si contrappone infine radicalmente a quella del pluralismo: quest’ultimo infatti ritiene che il potere sia largamente distribuito (e non monopolizzato) tra gruppi che si equilibrano (senza quindi formare élite).

Al momento della sua nascita la politica elitaria (seppur di matrice scientifica) era connotata da una forte valenza ideologica, in contrapposizione con le teorie della democrazia radicale e con il marxismo. Il fatto che i governanti fossero minoranza e i governati maggioranza non è una cosa nuova (lo stesso Saint-Simon lo afferma); l’elitismo però conferisce dignità scientifica a questa costante storica già osservata. Il fenomeno è proposto come qualcosa di ineluttabile nella storia della politica: i vecchi modi di considerare il governo (tripartizioni di Aristotele e Montesquieu e bipartizione di Machiavelli) sono considerati, secondo questa visione, obsoleti: sostanzialmente il sistema politico si fonda sempre sulla dicotomia massa-élite ed il suo metodo di governo andrebbe declinato secondo i dettami della scuola realista.È cosí che quella che potremmo definire la democrazia “bicefala” ha consentito di ridurre, se non di guarire, gravi e radicatissimi vizi e carenze, taluni remoti, tal altri più recenti, cui si suoi far risalire l’anomalia italiana.

L’Italia è sprovvista di una sedimentata tradizione statale, così come manca di una tradizione nazionale. E sfiducia nello Stato, particolarismo, municipalismo, familismo più o meno amorale sono tratti ritenuti distintivi della cultura e dei carattere degli italiani. L’Italia inoltre ha sofferto la frattura tra Chiesa e Stato e l’integrazione mancata del movimento operaio. Così come le sue classi dirigenti, non solo quelle partitiche, ma anche quelle economiche, erano intrinsecamente estranee alla cultura dei conflitti, o meglio della competizione regolata, tipica della tradizione liberale. La quale è stata sì coltivata amorevolmente da minoranze ristrette, che avevano il limite però di darne un’interpretazione elitaria e dì non aver capito la sfida cui tale interpretazione veniva sottoposta dai processi di democratizzazione.

Si può uscire da questo impasse? MAI se gli intellettuali non scendono in campo, ma non in senso elitario, questa volta occorre che essi facciano da raccordo tra le elite e il popolo, da moderatori tra il sopravvento delle elite e le esigenze del cittadino; in un certo senso che possano dare un grado di purezza alla democrazia negata. E ridiano credibilità ai poteri dello stato, magistratura compresa. Se questa saldatura non avviene saranno le elite a riprendere il sopravvento con scelte non confacenti alle esigenze delle masse , addirittura reclamando un condottiero, salvatore della Patria.

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