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venerdì, Febbraio 26, 2021

La direzione in economia politica

Keynes ha i suoi limiti

Per capire la direzione da seguire basta guardare dove si è andati finora. Questa massima vale anche per l’economia politica, nonchè per la politica economica. Oggi parlerò con voi quindi del momento successivo alla creazione di ricchezza, quello della sua circolazione. Siamo finiti qui, sull’orlo di quello che molti hanno definito “grande reset” per eccessiva sottovalutazione del modello keynesiano. Quasi come se, una volta oliata la macchina produttiva con interventi statali,e quindi attivato il processo “ciclico” consumo-produzione-reddito, non ci restasse altro che godere dei frutti. La verità è che il sistema keynesiano , pur efficace per riassestare economie distrutte o aiutare economie ad emergere, si presta a speculazioni strutturali.

Infatti gli interventi statali, senza una politica inflattiva per evitare impennate di domanda, portano alla lunga alla sopravvivenza delle sole aziende con monopolio di know-how. Se si pensa come Keynes che la domanda condizioni l’offerta in modo univoco, senza possibilità per l’offerta di riequilibrare la domanda , allora si capisce perché punta solo sull’aumento del reddito diretto.

Armonizzare Keynes e Hayek

Non intendo dire che il reddito non debba aumentare. Ma bisogna controllarne l’incremento. E il modo ideale è quello di incentivare si la produzione, ma allo stesso tempo controllare la domanda. Ciò non è contraddittorio, se si incentiva la produzione diminuendo i tassi di interesse dei depositi bancari, mobilizzando il capitale aumentando gli interessi sugli investimenti. A quel punto invece di incentivare la produzione puntando sull’aumento diretto del reddito dovuto al ciclo generato dallo stato , fai si che siano i consumatori stessi, investendo nella produzione ad aumentare il proprio reddito. E dato che il processo di crescita aziendale risulterà più lento a causa del moral hazard (inteso come rischio non come possibilità di vantaggio, nell’ottica del risparmiatore/investitore) di piccoli investitori privati ,la domanda crescerà più lentamente.

Crescita felice

Così anche chi non ha il vantaggio iniziale del know-how può rimanere sul mercato, perché ha il tempo di strutturare l’azienda dato che la domanda sostituiva, più esigente ed occasionale, arriva dopo più tempo. Restando sul mercato la maggior parte degli attori, non vi sono monopoli o oligopoli. Così c’è incentivo a crescere e ad espandersi perché non ci sarà mai soglia di indifferenza, e infine ad aggregarsi in gruppi di impresa ognuno col suo target funzionale al mercato nel suo insieme. Da concorrenza perfetta a perfetta sinergia perfetta, restando la concorrenza infine a livello settoriale. Ma una concorrenza win-win perché bilanciata, che funga da incentivo non da tritacarne .Con aumento significativo dei posti di lavoro e quindi in questa seconda fase aumento del reddito diretto(che Keynes chiamava “effettivo”).

Il problema dell’uso dei moltiplicatori keynesiani insomma è che essi, aumentando il reddito in modo diretto, e quindi più veloce, creano speculazioni politico-finanziarie. Alla fine sul mercato rimane solo chi sa soddisfare domanda sostitutiva in modo veloce. Che non vuol dire il migliore perché si parte già da un’asimmetria, che con gli interventi statali è stata ampliata. Gli interventi statali vanno bene certo, ma vanno progressivamente sostituiti dagli investimenti dei piccoli risparmiatori.

L’avvertimento inascoltato di Keynes e la logica conclusione

Keynes aveva detto che bisognava staccare la spina al suo sistema dopo un avviamento di circa 15 anni. Ma i politici non ne sono mai disposti, data l’impennata di consensi che porta un così rapido arricchimento. Gli imprenditori piccoli sono felici e accecati da questo iniziale boom, e quelli grandi, aspettano solo che i piccoli non riescano più a soddisfare le esigenze di mercato per

fagocitarli. Allora chiudono le imprese, la gente si impoverisce, e anche i grandi imprenditori sono costretti a riabassare la qualità dei prodotti, perdendo fra l’altro quantita’ di capitale investito per il loro miglioramento.

A quel punto il sistema entrato in tilt si riavvia con shock depauperizzanti, per poter ricominciare il ciclo. L’attuale situazione vi dice qualcosa?

Ancora una volta, per quanto riguarda la circolazione, possiamo vedere come purtroppo ci si è fidati del canto delle sirene di Keynes (che si presta ad essere applicato in modo cieco), e poco del pragmatismo “cautelativo” di Von Hayek. I due vanno invece controbilanciati a vicenda , armonizzandoli.

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